Wolfgang Amadeus Mozart
(Salisburgo, 27-I-1756 - Vienna, 5-XII-1791
Sinfonia n. 41 in Do maggiore Jupiter, K.551
 
Movimenti:
1. Allegro vivace
2. Andante cantabile
3. Menuetto. Allegretto
4. Molto allegro
         
Organico:
flauto, 2 oboi, 2 fagotti; 2 corni in do, 2 trombe in do; timpani; archi
 
Con la Sinfonia n. 41, composta insieme alle due immediatamente precedenti nell'estate del 1788 a Vienna, Mozart pose fine al suo interesse per il genere sinfonico, al quale si era avvicinato per la prima volta a Londra nel 1764. E proprio su un giornale inglese comparirà per la prima volta, nel 1819, il titolo di “Jupiter”, che da allora non ha più abbandonato questa partitura, forse a significare la suprema armonia con la quale coesistono perfezione formale e trasparenza della scrittura. Numero e successione dei tempi sono quelli previsti dalla tradizione settecentesca: Allegro vivace, Andante cantabile, Menuetto, Allegro molto.
     
1. Allegro vivace
Fin dall'Allegro vivace, forse il primo tempo di sinfonia più ardito e complesso mai concepito da Mozart, tutto ciò è evidente all'analisi, ma, cosa ancor più stupefacente, lo è con assoluta immediatezza anche all'ascolto, dove gli elementi costitutivi dei tre (e non due) temi principali, pur restando ben riconoscibili, appaiono continuamente rimessi in gioco attraverso sovrapposizioni e trasformazioni contrappuntistiche che ne ridefiniscono ad ogni istante i ruoli. Il terzo tema, quello che precede immediatamente lo sviluppo, è ripreso di sana pianta dall'arietta buffa per basso Un bacio di mano K 541, che Mozart aveva composto tre mesi prima.
 
2. Andante cantabile
L'Andante cantabile in fa maggiore, anch'esso costruito su tre temi, si gioca tra gli estremi opposti di un solido ancoraggio formale e contrappuntistico da una parte, e una sublime asimmetria melodica dall'altro, con uso frequente di disegni sincopati, gruppi irregolari, scambi di parti fra archi e fiati. Il tutto realizza una trama incantata su cui i vari elementi tematici, a turno, emergono guidando l'ascolto senza difficoltà alcuna.

3. Menuetto. Allegretto
Così come avviene nei due movimenti precedenti, anche nel Minuetto osserviamo la più classica delle cifre stilistiche mozartiane, quella che vuole l'incipit del tema principale subito ripetuto alla distanza di un grado. Ancora più interessante però è notare, nel Trio, come i flauti espongano un motivo di quattro note che, nel suo profilo melodico, sembra alludere direttamente al “motto” che informerà il movimento finale.

4. Molto allegro
Ed è appunto nel Finale, Allegro molto, che l'edificio polifonico della Jupiter tocca il suo apice. Si tengano d'occhio le quattro note iniziali dei primi violini (Do - Re - Fa - Mi). Difficile stabilire fino a che punto siano l'incipit di un “tema” in senso classico, e fino a che punto un soggetto di fuga. Ma basteranno a guidare tutto l'ascolto in un'avventura mozzafiato. In realtà mai come in questa pagina la dimensione della sonata e quella del contrappunto appaiono così intimamente interconnesse, quasi l'una il rovescio dell'altra. L'appellativo olimpico “Jupiter” ideato da Salomon è, in questo caso, molto più di una trovata commerciale: è davvero l'insegna di una divina sovranità in cui la tecnica e l'ispirazione mozartiana - non solo sul piano polifonico ma anche su quello armonico e timbrico - sembrano elevarsi ad altezze mai conosciute, e di lì contemplare in un unico sguardo il passato e il futuro.
         
Bibliografia:
Hermann Abert, Mozart (2 voll.), Il Saggiatore, Milano, 1985-1986 (orig. 1919-1924)
Georg Knepler, Wolfgang Amadé Mozart, Ricordi-LIM, Milano-Lucca, 1995 (orig. 1991)
Giovanni Carli Ballola - Roberto Parenti, Mozart, Rusconi, Milano, 1996