Sergej Prokof’ev
(Sonzovka, Ekaterinoslav, 1891 - Mosca, 1953)Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra in Re bemolle maggiore op.10
Tempi:
Unico (Allegro brioso - Andante assai - Allegro scherzando)
Organico:
ottavino,2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, controfagotto;
2 trombe, 4 corni, 3 tromboni, tuba; timpani, campanelli; archi
ottavino,2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, controfagotto;
2 trombe, 4 corni, 3 tromboni, tuba; timpani, campanelli; archi
Prima esecuzione:
Mosca, 7 agosto 1912, Orchestra del Conservatorio
Direttore: Konstantin Sarajev
Composto tra il 1911 e il 1912, il Concerto n.1 per pianoforte e orchestra lasciò perplessi i critici quando Sergej Prokof'ev l'eseguì in prima assoluta il 7 agosto del 1912, per l'originalità della forma, risolta in un blocco unico, nel quale si succedono i tre movimenti previsti dalla tradizione del concerto solistico (veloce, lento, veloce).
Mosca, 7 agosto 1912, Orchestra del Conservatorio
Direttore: Konstantin Sarajev
Composto tra il 1911 e il 1912, il Concerto n.1 per pianoforte e orchestra lasciò perplessi i critici quando Sergej Prokof'ev l'eseguì in prima assoluta il 7 agosto del 1912, per l'originalità della forma, risolta in un blocco unico, nel quale si succedono i tre movimenti previsti dalla tradizione del concerto solistico (veloce, lento, veloce).
Visto in prospettiva, questo Concerto s'impone come uno dei più brillanti della letteratura concertistica del XX secolo, grazie anche a un “nervosismo ritmico” e a un virtuosismo pianistico che diventeranno caratteristiche dominanti del Prokof'ev successivo.
L'Allegro brioso in 4/4 dopo l'entrata degli ottoni si annuncia con il pianoforte ed il sostegno di tutta l'orchestra. Questa prima parte, che chiamiamo esposizione, è un vivaio di temi, episodi, proposte che si intrecciano e si susseguono. I temi -marziali, meccanici, o danzanti come quelli della marcia e della tarantella- rimbalzano un po' ovunque e ci seguono in modo quasi frenetico. Non parliamo di grottesco, anche se qualche spunto lieve non manca, ma lo stesso Prokof'ev a proposito di questo aggettivo scrisse : “Nego l'esattezza del termine grottesco ascritto alla mia musica.... Preferisco che essa sia definita scherzevole”.
Fanno da anello di collegamento tra l'Allegro e l'Andante assai successivo gli archi ed un “solo” del clarinetto. Questa seconda fase è un episodio intermedio e la sua concentrazione lirica ha una severità espressiva tipica del compositore. Tutto il brano si snoda sulle prime otto battute (dove fa la sua entrata il solista) che poi si dilatano con timbri sempre nuovi, con il pianoforte che sfrutta sonorità e tecniche inesplorate e si scambia di continuo con l'orchestra. Anche i colori sono incandescenti e si passa dal pianissimo fino al fortissimo per poi fare ritorno al pianissimo con il solista che si diletta in lunghe scale e gli archi che lo sostengono con discrezione.
Nessuna frattura ed ecco arrivare nervoso, e quasi teatrale, l'Allegro scherzando, una sorta di sviluppo che esordisce con gli archi, i corni e la tuba. Curioso questo inizio, fino a quando non si impone il pianoforte con volteggi, slanci e piroette. Proprio in questa ultima parte Prokof'ev riesce a trasmettere quel suo spirito polemico che lo aveva spinto a comporre questo lavoro. Ironie sottili lampeggiano nella rocambolesca cadenza pianistica nella quale il virtuosismo non è solo uno sfoggio tecnico, ma è anche testimone di una certa drammaticità. I suoni si gonfiano, si passa dal canto lirico a un gioco che sta tra il drammatico e il canzonatorio. Si va a ritroso ed ecco riapparire il primo tema dell'Allegro brioso iniziale e con esso si conclude il Concerto con un fortissimo di tutta l'orchestra e del pianoforte.
Bibliografia
Sergej Prokof'ev, Diario, Viaggio in Bolscevisia, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1991
Vincenzo Buttino, Invito all'ascolto di Prokof'ev, Mursia, Milano 2000
M. Rosaria Boccuni, Sergej Prokof'ev, L'Epos, Palermo 2003
